Davide Oldani lo stile oltre il concept

Essere un uomo vivente e un artista postumo: la ricetta di vita di Jean Cocteau sembrerebbe essere sibilata sotto la toque di Davide Oldani, se solo il successo non lo avesse baciato con uno schiocco sonoro e il trillo ininterrotto del telefono per le prenotazioni. Perché lo chef milanese è arrivato prima di tutto e di tutti, quando il neologismo “bistronomia” non aveva ancora schiantato l’uno contro l’altro due format ostili della ristorazione, costretti a una convivenza forzata dalla crisi economica e dall’arroccamento eburneo delle grandi maison. Orfane della loro forma di vita senza domande di adozione in attesa del timbro, magari per l’estero a casa del magnate di turno. La bistronomia tuttavia è un’altra cosa: un gioco di sponda metropolitano e cosmopolita, i cui prodromi datano già gli anni ’90, dilagato nel nuovo millennio sulla spinta di ricette tanto contemporanee che nuove from scratch. Mentre l’esperimento D’O, iniziato nel 2003 (il 28 ottobre si festeggeranno i 10 anni) e mai deragliato dai binari originali, ammassa i muscoli della conoscenza culinaria e il sistema nervoso delle grandi maison sullo scheletro di una tradizione poderosa. Professionalizzata all’estremo, tellurizzata dalla creatività e dalla multidisciplinarità. Tonnato D'O Il suo decalogo spazia a tutto campo dal design alla filosofia di vita, dalla nutriceutica al marketing, con [...]

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