Il Principe di Taormina: la grandeur mediterranea di Massimo Mantarro

Struttura fra le più belle di tutto il Belpaese, il San Domenico di Taormina: i muri sono quelli di un convento domenicano quattrocentesco, poi ampliato e parzialmente rivisto, con i chiostri punteggiati di palme attorno al pozzo e le rose avviluppate alle colonne come serpenti fini. Un drink tutto siciliano di misticismo ed esuberanza tropicale, inebriante, ideale per aprire il pasto presso quello che secondo le guide 2017 è il terzo ristorante dell’isola: il Principe Cerami, due stelle Michelin, 3 cappelli Espresso. Lo chef Massimo Mantarro vi è cresciuto dentro fin dai 21 anni, lui nativo di Calatabiano, a pochi chilometri da Taormina, precoce aiuto della mamma in casa, poi studente dell’Alberghiero di Giarre e divisa bianca in diverse strutture alberghiere. E su di lui è stato costruito il ristorante gastronomico Principe Cerami, alternativo a quello preesistente d’albergo, per volontà della direzione del tempo, che l’ha messo in condizione di formarsi grazie a una tabella serrata di stages: prima il Don Alfonso, poi il Mulinazzo, Del Cambio a Torino, Savini a Milano, per finire con Ciccio Sultano. “Ristoranti dove mi sono fermato per almeno due mesi. Indimenticabili Don Alfonso e il Duomo, ma anche gli insegnamenti di Maionchi, chef del Cambio che si era formato in Francia, serio e rigorosissimo”. Le opzioni sul tavolo comporteranno un ulteriore giro di vite in chiave gourmet: nell’autunno 2017, in coincidenza con la chiusura, sono già in ag[...]

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