Villa Feltrinelli: la consacrazione di Stefano Baiocco

Ha costruito il suo curriculum come un’opera d’arte, anzi come il più riuscito dei menu, procedendo per svolte repentine e cadenze d’inganno verso la consacrazione, Stefano Baiocco, fedele al vecchio adagio di Oscar Wilde per cui “o si è un’opera d’arte oppure la si indossa”. All’occorrenza come divisa da cuoco. Tutt’intorno la bellezza placida è quella del lago di Garda: sulla riva di Gargnano, in particolare, si affacciarono Benito Mussolini e Claretta Petacci, prima della famiglia Feltrinelli da cui tuttora la villa prende il nome. Un capolavoro decadente rimasto praticamente intatto con i lampadari monumentali, le vetrate policrome e le soffittature in legno intagliato, ricostruiti all’occorrenza come una nave di Argo pronta a salpare dalla spiaggetta. E ancora il parco di arboree pregiate e il giardino all'italiana. Senz'alcun dubbio il ristorante più bello d’Italia. C’è stato innanzitutto nonno Umberto, carismatico eroe di ristoranti da battaglia e da crociera, che affascinava Stefano ad Ancona quando ancora portava i pantaloni corti: “Me lo ricordo come un cuoco d’altri tempi col pancione, un po’ alla Paul Bocuse. Nonostante la stazza, le sue mani aggraziate sapevano sempre muoversi nel modo giusto, come quelle di un direttore d’orchestra. Il resto della carriera, dopo qualche posto senza pretese, è stato finalizzato ad accumulare esperienze disparate, per non assomigliare a nessuno. Ho voluto immagazzinare il più possibile[...]

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